Meditiamo lo stomaco

Meditiamo lo stomaco

Lo stomaco fa parte dell’apparato digerente.

E’ situato a livello del terzo chakra (i centri energetici che dal numero 1 al numero 7 fanno parte e generano il nostro guscio energetico) che rappresenta il punto di passaggio tra i chakra alti e quelli bassi, tra la connessione con il cielo e la connessione con la terra.

L’anima si incarna per evolvere, impara dalle esperienze che vive sulla terra e le riporta nella dimensione spirituale per elaborarle rispetto al proprio progetto evolutivo e poi di nuovo ritorna sulla terra per fare nuove esperienze. Questo movimento dall’alto verso il basso e poi di nuovo in alto avviene anche nella vita terrena: le esperienze che viviamo (chakra bassi) vengono elaborate dalla mente e dall’intuito (chakra alti) e diventano poi ciò che ci muove verso nuove esperienze (chakra bassi).

Lo stomaco come organo rappresenta il punto dove avviene la prima digestione importante e riceve infatti sia gli enzimi del pancreas per digerire zuccheri e grassi sia la bile dalla cistifellea per emulsionare i grassi. Energeticamente riceve quindi sia le emozioni del pancreas (senso di ingiustizia, delusione) che quelle del fegato e della cistifellea (rabbia e risentimento).

Nello stomaco per questo motivo troviamo come emozione negativa l’ansia e come positiva l’entusiasmo per ciò che di nuovo ci stimola: un lavoro, gli amici, un nuovo amore (avere le farfalle nello stomaco!).

E’ un punto fondamentale dove elaboriamo ciò che ci accade…una forte tensione e ansia crea problemi allo stomaco e può causare episodi di gastrite (infiammazione).

Quando ci sentiamo deboli e vulnerabili tendiamo ad incrociare le braccia chiudendo il petto e proteggendo il plesso solare e lo stomaco.

E’ un organo importante che ci segnale quando abbiamo un disagio, quando c’è un conflitto dentro di noi.

Ma cosa ci crea ansia e tensione? Quali situazioni nella vita ci fanno sentire inadeguati e indifesi?

Difronte ai nostri disagi dovremmo sempre chiederci quale parte dentro di noi ha paura e non si fida delle esperienze vissute.

E forse la risposta che potremmo sentire ci stupirebbe

Forse è il nostro io bambino che non si sente protetto e sostenuto e difronte a situazioni difficili esprime inconsciamente e fortemente la sua paura. Ci sono parti di noi nascoste con cui conviviamo senza accorgerci della loro presenza e di cui non ci prendiamo cura fino a quando il loro “grido” ci fa crollare.

Allora forse basterebbe imparare ad accogliere queste parti, ad amarci per come siamo così come siamo e quella parti così fragili si sentirebbero protette dentro di noi.

Allora forse nello stomaco ci sarebbero solo farfalle!