Meditiamo il Seno

Meditiamo il Seno

Sabato 3 febbraio

Il tema di questa meditazione è rivolta ad una parte del corpo di grande importanza simbolica:il seno.

Se pensiamo al seno la prima immagine che ci arriva è il seno femminile.

Il seno femminile è collegato alla funzione di nutrimento della prole, quindi dell’allattamento, ma è anche simbolo di coniugalità, erotismo e sensualità. Il seno nella metamedicina, rappresenta la maternità, il “nido” materno, e l’affettività.

Nella donna destrimane il seno sinistro riguarda l’aspetto materno, ossia le relazioni con le persone nei confronti delle quali si hanno atteggiamenti materni di protezione, oppure il “nido” di una casa, il nucleo familiare. E’ in sintesi la capacità di “dare agli altri”.

Il seno destro, sempre per una donna destrimane, riguarda l’affettività, le persone che abbracciamo e stringiamo. In sintesi la capacità “di darci” nutrimento affettivo. Per la donna mancina vale il contrario.

Quando il seno si ammala, si è osservato che spesso è presente un intenso conflitto emotivo: un forte senso di colpa, un’emozione di intenso dolore, di rifiuto, di abbandono. Il senso di colpa ha a che fare con l’etica, la capacità di essere consapevoli di ciò che è davvero buono per noi. Ma il più delle volte la nostra etica è condizionata da schemi mentali ereditati.

Se esprimo ciò che penso davvero, se chiedo rispetto per le mie esigenze, se dico di no a qualcosa che mi viene chiesto, produrrò nell’altro sofferenza, umiliazione, frustrazione e ciò mi è insopportabile”.

E’ questo lo schema interiore che ci blocca. La verità è che non si tratta di bontà, né di capacità, ma del tentativo di non perdere l’immagine perfetta di sé. Ecco il passo determinante per sciogliere il senso di colpa: abbandonare il personaggio di “quello bravo che sopporta tutto, che non crea problemi, che si fa carico del mondo, che non dice mai di no”. Si tratta di uscire da una concezione egocentrica di se stessi, che prevede un “io” che, come il mitologico Atlante, sorregge il peso di tutto, e non concede agli altri la possibilità di elaborare disagi e frustrazioni. Dobbiamo affrontare la perdita di questa nostra immagine e relazionarci con gli altri alla pari.

Vincere il senso di colpa significa darsi la possibilità (e la libertà) di farci conoscere dagli altri per ciò che siamo, che proviamo e che pensiamo per davvero. Scopriremo che fino a oggi abbiamo sempre omesso una parte di noi, non perché volevamo ingannare, ma perché temevamo che gli altri non ci avrebbero accettati. E finalmente, se seguiremo noi stessi, ci sentiremo liberi, potremmo prendere di “petto la vita” impegnandoci a fondo per “nutrirci davvero”, per diventare genitori amorevoli di noi stessi.