Il Saggio – 12 aprile 2014

Il Saggio – 12 aprile 2014

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Il SAGGIO è l’ultima meditazione dei Sette volti dell’Anima e rappresenta la conclusione di di un viaggio alla scoperta di se e del mondo.
La sfida del Saggio è quella di decifrare i segni e risolvere l’enigma di fondo dell’esistenza. La domanda essenziale è: “qual’è il senso?”.
Tutti i saggi sono investigatori alla ricerca della verità che è dietro le apparenze, alla ricerca del senso profondo degli eventi, al bisogno di penetrare  il velo di Maya, il velo dell’illusione.
“Le cose più semplici sono le più straordinarie, e soltanto il saggio riesce a vederle. “ P. Coelho
Quando iniziamo ad attivare l’archetipo del Saggio nella nostra vita ci rendiamo conto che la realtà che pensavamo di conoscere era in realtà distorta dai nostri condizionamenti e proiezioni.
Il saggio emerge mano a mano che l’Ego viene messo da parte.
Quando non temiamo più di perdere qualcosa, quando non siamo più nel bisogno o nell’attaccamento, allora può emergere  il nostro Se Spirituale, il Saggio dentro di noi, quella voce a cui dovremmo affidare la guida della nostra vita, perchè è lei che sa dove l’anima vuole dirigersi nel suo viaggio sulla terra.
“(…) “Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora… imparerai come si vola.” (…) “ Da IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON
L’archetipo del Saggio spesso viene contattato in momenti difficili della vita, dove diventa necessario entrare a contatto con il nostro io più profondo e spirituale. Seneca affermava che l’uomo è in grado di raggiungere la felicità e la libertà interiore se riesce a dominare le proprie passioni e la propria ira. La vera felicità non è data dagli agi o dalla ricchezza, ma dalla virtù.  Il Saggio quando è libero da ogni condizionamento esterno, è capace di considerare le difficoltà della vita come puri esercizi alla virtù, le quali sono date all’umanità per volontà divina provvidenziale.
“Anche nelle fiabe il saggio, l’anziano appare sempre quando l’eroe si trova in una condizione critica o disperata, dalla quale può liberarlo solo una profonda riflessione o intuizione, dunque una funzione spirituale. L’Archetipo dello Spirito, portando alla presa di coscienza, libera l’individuo dalla fatica di pensare da solo. Spesso nelle fiabe il Vecchio interroga sul chi, sul perché, sul dove l’individuo sta andando per avviare con ciò la riflessione su se stessi e la concentrazione delle proprie forze. Spesso egli accorda anche i mezzi magici necessari. Il Vecchio Saggio riesce a vedere oltre la situazione oggettiva, è capace di fornire informazioni preziose che aiuteranno il protagonista a superare quel particolare momento, sa quali strade conducono alla meta e le indica all’eroe mettendolo in guardia contro pericoli futuri.”

Il Saggio rappresenta il traguardo di un percorso evolutivo dell’anima che, attraverso le esperienze della vita, si libera da ciò che è superfluo (i dettami dell’Ego), comprende il senso della propria esistenza, e vive nel qui e ora quello che è. Assume fino in fondo il rischio della propria felicità vivendo la sua essenza e non perdendo di vista l’essenziale….
Il segreto della felicità, di Paulo Coelho, tratto da: “L’Alchimista”
“… un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant’uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un’attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c’era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d’olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio.
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?’
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio che il Saggio gli aveva affidato.  Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d’arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d’arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi. Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino.”